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Resilienza

Resilienza

resilienza comsa è e come allenarla

Cosa è e come allenarla.

Chi non ha sentito parlare di Resilienza? Un termine ultimamente molto di moda, tanto da ritrovarlo anche nei tatuaggi. Ma sapete cosa sia veramente la Resilienza? Forse ne conoscete solo il significato superficiale e forse non sapete che la Resilienza non è qualche cosa di innato, ma può essere allenata, esercitata e resa forte in ciascuno di noi.

Per comprendere quanto sia importante nella vita allenare la resilienza ed imparare ad essere resilienti, per poter raggiungere gli obiettivi e superare gli ostacoli, vi invitiamo a perdere qualche minuto del vostro tempo leggendoci. Capirete che la resilienza è un potere interiore immenso, che potrà rendervi forti più di quanto possiate immaginare.

La Resilienza è il contrario della Fragilità!

Il termine resilienza è mutuato dalla metallurgia e sta ad indicare la resistenza alla rottura a seguito di una prova da urto. Ecco, in termini semplici la resilienza è tutto il contrario della fragilità.

La resilienza è la capacità di adattarsi ad un cambiamento senza perdere la sipinta motivazionale, è la capacità di resistere ai cambiamenti negativi, superando stress, fatica e dolore, diventando sempre più forti.

Risalire sulla barca rovesciata dalla tempesta.

Non è un caso che la parola Resilienza derivi dal latino resalio, ovvero risalire. Il verbo latino è associato ad una immagine ben precisa, cioè la capacità di risalire sulla barca rovesciata dal mare in tempesta.

La lingua latina è magnifica proprio perchè spesso, per spiegare il senso vero di una parola o di un verbo, offre una immagine evocativa, come nel caso di “resalio”. La barca si è rovesciata durante una tempesta e solo i più resilienti riusciranno a risalirvi sopra per salvarsi, gli altri purtroppo saranno destinati a morire tra i flutti. Risalire, saltare nuovamente sopra la barca dopo il rovesciamento, dopo un evento negativo. Cosa può rappresentare meglio il senso della Resilienza?

Davanti ad un cambiamento negativo, davanti ad una difficoltà, ad un capovolgimento della vita, il resiliente saprà salire nuovamente sulla barca, saprà riprendere in mano le fila della sua esistenza, ancora più motivato e forte di prima.

I primi grandi rappresentanti della resilienza sono stati i nostri antenati. Gli ominidi del pleistocene per sopravvivere e per assicurarsi il cibo dovevano sviluppare la resistenza. Per cacciare e per diventare ancora più forti delle loro prede dovevano essere resistenti alla fatica, alla fame, al caldo o al freddo e dovevano imparare a correre più forte e più a lungo.

Resilienza nello sport.

Nello sport il termine resilienza si avvicina ancora di più a quello di resistenza, divenendone un sinonimo La capacità di resistere si configura come la capacità dell’atleta di migliorare la sua performance e di superare di volta in volta i propri limiti, adattandosi alle difficoltà crescenti ed alla fatica.

Tutti gli sportivi, sia quelli che praticano attività agonistiche sia quelli amatoriali, hanno inevitabilmente a che fare con il concetto di resilienza. Pensiamo a chi si prepara per correre una maratona. Che sia il vicino di casa, che sia il grande campione, entrambi dovranno fare i conti con la loro capacità di resistenza, per riuscire a superare le difficoltà di una lunga corsa. Dovranno cioè abituarsi gradualmente alla fatica crescente, dovranno saperla dosare in base alla lunghezza del percorso, dovranno provare sete, caldo, freddo, dolori muscolari ed articolari. E lo faranno, se vorranno arrivare al traguardo, lo faranno, proprio sfruttando la loro resilienza. Lo faranno spinti dalla voglia di vincere o comunque di superare i loro limiti.

Esaminando il meccanismo della resilienza nell’ambito sportivo si possono capire moltissime cose applicabili poi nella vita. Ad esempio, chi pratica uno sport sa bene che se non proverà dolore muscolare, non migliorerà. Egli è disposto ad adattarsi man mano a dolori sempre più grandi, alzando di volta in volta l’asticella della difficoltà del gesto atletico che va a compiere.

Per capirci meglio, pensate a chi, dopo un lungo periodo di vita sedentaria, riprende ad allenarsi in palestra. E’ chiaro che la prima settimana farà esercizi semplici, ma questi gli provocheranno forti dolori muscolari. Chi invece va già in palestra da un anno non sentirebbe nulla facendo quegli stessi esercizi ed essendosi già adattato a movimenti più difficili ed impegnativi.

Lo sport insegna una cosa fondamentale: la resilienza richiede impegno e conoscenza di se stessi.

…e nella vita.

Nella vita la resilienza opera nello stesso modo. Ogni giorno più o meno la vita propone a tutti nuove sfide. Piccole o grandi che siano, le sfide della vita mettono l’uomo davanti ad un bivio: accettarle oppure battere in ritirata ed arrendersi.

Accettare una sfida, come accade nello sport, richiede resistenza. Si deve esser disposti ad abbandonare certi clichè che la società spesso propina, per consentire l’adattamento.

Per fare un esempio di grandissima resilienza pensate a chi è sopravvissuto ai campi di prigionia della prima guerra mondiale. Dalle lettere e dai diari che si sono stati ritrovati si è capito che alcuni prigionieri italiani, dovendo sopravvivere con mezzo litro di acqua al giorno e niente pane ma solo zuppe insipide, sono ricorsi a stratagemmi del tutto singolari. Qualcuno scriveva poesie ed altri veri e propri ricettari di cucina ricchi di ricette elaboratissime, con tanto di disegni. Non avendo spesso inchiostro per scrivere o matite, c’era chi si era adattato usando il sangue dei pidocchi che proliferavano nella baracche di prigionia. Quali più grandi esempi di resilienza come adattamento? La resilienza ha consentito loro di vivere in un ambiete ostile. Se si fossero arresi, sarebbero morti subito di fame e di stenti.

Ma la resilienza è nella vita di tutti i giorni, non dimenticatelo. E’ nell’adattarsi ad un licenziamento, ad una relazione finita, ad un abbandono, ad un esame andato male, ad una amicizia finita, ad un rimprovero ricevuto dal capo, ad una malattia, alla menopausa sopraggiunta, alla vecchiaia…..

La resilienza è un potere, ma non è innato. Potrà essere più o meno spiccata in ciascuno di voi, ma in ogni caso può essere allenata. Anche il meno resiliente tra voi potrà migliorare la sua capacità di adattamento. Come?

La resilienza in sei passi:

1. Conosci te stesso ed affronta lo stress

Per imparare o per rinforzare la capacità di adattamento è necessario prima di tutto imparare a conoscersi. Chi non conosce se stesso, non sarà in grado di comprendere la forza interiore della quale dispone veramente. Conoscersi vuol dire mettersi alla prova, uscire dalla propria zona di comfort, aprirsi alla vita, provare emozioni, rischiare, lottare, amarsi.

Conoscersi vuol dire saper capire quali sono le nostre reazioni davanti agli agenti stressogeni della vita. L’uomo primitivo era stressato dal doversi procurare ogni giorno il cibo rischiando la vita. Oggi l’uomo è stressato dal pensiero di dover conservare il lavoro, dei soldi che non bastano mai, dalla famiglia che è sempre più problematica etc.

Imparate dunque a riconoscervi, ascoltate il vostro corpo, capite le vostre reazioni ed imparate a reagire a cioò che vi stressa nel miglior modo.

2. Evitare il pessimismo

Un nemico giurato della resilienza è di sicuro il pessimismo. Lo stile esplicativo con il quale ciascuno di voi reagisce agli eventi della vita incide in modo determinante sulla vostra resistenza. Essere pessimisti vuol dire partire già svantaggiati. Il pessimista davanti alla barca rovesciata dalla tempesta penserà che non riuscirà mai a risalire e che la sua vita è tutta un disastro. E’ necessario pertanto cambiare stile esplicativo, imparando ad adottare un modo di vedere la vita e le avversità più positivo. Leggete anche il nostro blog Come essere ottimista. E per imparare ad essere ottimisti, partecipate ai nostri corsi.

3. Accettare di provare dolore

La società ci propone continuamente rimedi per non provare mai il minimo dolore. Ci sono pillole per il mal di testa, creme per non sudare, anestesie per la pulizia dei denti, cerotti contro i dolori muscolari.

Insomma esistono rimedi per ogni tipo di dolore, come se il dolore dovesse a tutti i costi essere eliminato, non provato in nessun caso.

In realtà il dolore, quello fisico, ha un suo significato preciso. Serve per renderci consapevoli di noi stessi, ci consente di sentire il nostro corpo ed i nostri limiti. Tutto questo voler eliminare ogni forma di fastidio o dolore, anche quello più piccolo, ci ha reso inevitabilmente meno forti.

Il resiliente sa affrontare il dolore fisico ed anzi lo accetta come parte del gioco. Lo sportivo alla fine di un allenamento sa che il giorno dopo avrà dolori fortissimi alla muscolatura, ma questo lo rende ancora più forte.

Allo stesso modo nella vita imparate ad accogliere i piccoli fastidi quotidiani ed i dolori fisici con più accettazione, adattatevi ed evitate di imbottirvi di piccole, creme o altri presidi, se non chiaramente nei casi necessari.

Al primo mal di testa della giornata non prendete subito la pasticca che avete nella borsa, piuttosto chiedetevi perchè è arrivato quel mal di testa, se per caso avete bisogno di riposare o di riflettere meglio su ciò che state facendo. Cecate di rilassarvi, rallentate il ritmo ed ascoltate il vostro corpo.

4. Accettare i disagi

I disagi che la vita impone spesso sono tanti. Davanti ad un disagio, a qualche cosa che non è andata come volevate non cadete nella trappola del vittimismo, non limitatevi a pensare: “non mi doveva capitare”. Piuttosto imparate ad accettare quella avversità.

Le persone molto resilienti sono capaci di vedere nei disagi che la vita impone addirittura delle opportunità, per migliorare, per cambiare, per apprendere.

5. Non rifuggire le emozioni negative

Nel modo comune di pensare le emozioni negative, proprio perchè negative, vanno rifuggite. In realtà esse hanno la loro funzione ed utilità.

Prendete la paura ad esmepio. Per i nostri antenati la paura era una emozione engativa essenziale per salvarsi la vita, per fuggire in tempo davanti al pericolo. Ebbene chietevi come mai l’evoluzione non ha fatto scomparire questo tipo di emozioni. Proprio perchè esse hanno la loro utilità, ancora oggi.

Le emozioni negative, proprio come quelle positive, danno motivazioni, per muoversi, fare, realizzare, cambiare, adattarsi. Non demonizzatele!

6. Impegnarsi

La resilienza richiede moltissmo impegno. Non pensate che il resiliente è così perchè è nato così. Il resiliente si impegna costantemente per adattarsi. La sua parola chiave non è passività, ma al contrario è attività.

Impegno vuol dire fatica, la stessa che lo sportivo prova quando a metà della sua performance inizia a sentire che le forze sono drasticamente diminuite. E’ in quel momento che dovrà tirar fuori il meglio di se stesso, che dovrà impegnarsi per non cedere alla fatica, per non dire la parola “non ce la faccio”.

Non pensate che il successo o i risultati sono realizzati solamente dalle persone dotate di particolari talenti. Gli obiettivi si raggiungono con l’impegno e non sono prerogativa solamente dei talentuosi.

Imparate ad allenare la vostra resilienza, per una vita più felice e per raggiungere in modo più rapido i vostri obiettivi. Imparate ad usare la resistenza e scopritene la potenza enorme.

Il Life Coaching vi aiuta a fare tutto questo.

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Nicoletta Cotugno

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