Il coaching come lavoro del futuro?

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Stai pensando di fare del coaching il tuo lavoro, ma giustamente ti stai chiedendo se questo tipo di professione sopravviverà all’Intelligenza Artificiale. Formarsi per diventare un coach professionista e diventare imprenditore di te stesso richiederà impegno (anche economico) e fatica, sarà di certo una sfida importante, ma la domanda è: ne varrà la pena? Quanto spazio c’è ancora per questa professione? Il coaching può essere considerato oggi uno dei lavori del futuro?

La grande trasformazione dell’Intelligenza Artificiale (AI)

Il mondo del lavoro sta cambiando a una velocità supersonica, te ne sei reso conto. L’AI sta prendendo il posto degli esseri umani in molti ambiti. In alcuni paesi tecnologicamente più evoluti (come Cina, Giappone o Emirati Arabi) i robot (spesso umanoidi) gestiscono il triage negli ospedali o svolgono già alcuni interventi chirurgici, accolgono i turisti nella reception degli alberghi, lavorano come commessi negli store, sono addetti alle consegne in giro per le città e tanto altro. Moltissime mansioni vengono svolte oramai dall’AI, che, con una rapidità per certi versi inquietante, sta prendendo il posto dell’essere umano.

Presto (e per presto intendiamo nell’arco di pochi anni) certi tipi di lavoro non saranno più svolti dall’uomo, ma da macchine definite “intelligenti”.

I lavori che scompariranno: i nuovi Dinosauri

Anthropic (una delle più importanti aziende nello sviluppo dell’AI e la creatrice del celebre assistente virtuale “Claude”) per mezzo del suo CEO Dario Amodei ha guardato al futuro con un binocolo nemmeno troppo potente, proprio perché questo futuro in realtà è già alle porte e per vederlo basta una lente di ingrandimento e non un cannocchiale. Le analisi di Anthropic danno un responso chiaro sui lavori che scompariranno nel breve-medio termine.

L’AI andrà a colpire prima di tutto i cosiddetti “colletti bianchi”, cioè tutti i lavori intellettuali e d’ufficio. In particolare si “estingueranno” (usiamo non a caso questo verbo perché la sensazione è quella di una estinzione di massa, un po’ come è accaduto ai dinosauri) i programmatori e sviluppatori di software, gli addetti al servizio clienti, chi svolge lavori di tipo amministrativo e di gestione dati, i ricercatori di mercato e analisti finanziari, i rappresentanti di vendita.

I lavori che sopravviveranno, ma con dei cambiamenti

Anthropic analizza anche lavori come quelli dell’avvocato o del commercialista. L’AI potrà fare molto del loro attuale lavoro, ma rimarrà la necessità della presenza umana per garantire controllo, valutazione dei rischi e della psicologia delle parti. Il lavoro di questi professionisti pertanto si trasformerà: dovranno essere abili strateghi, esperti di negoziazione e di mediazione.

Insomma quello che salverà certi lavori sarà appunto il “fattore umano“.

Fattore Umano: nessuna macchina potrà mai fare il lavoro di un coach

Che ne sarà della professione del coach? La bella notizia è che, in questo panorama di grande evoluzione (lo è veramente o è una estinzione? non ci addentriamo ora in queste considerazioni di natura etica), il coaching sarà una delle professioni più richieste e preziose del futuro. Perché? La risposta è proprio nel Fattore Umano.

L’Intelligenza Artificiale può fare tantissime cose e in tanti campi la sua utilità è innegabile (ma a che prezzo?). Esiste però un limen che nessun algoritmo potrà mai superare: il Fattore Umano. Per quanto avanzata, una AI (che è un calcolo probabilistico e statistico, una macchina che sa mettere insieme “pezzi” e non certo una forma di Intelligenza) non è e non sarà in grado di umanizzarsi. Non è capace di provare empatia, di essere sensibile, di provare emozioni e condividerle, di comprendere in modo autentico gli altri. In realtà non possiamo sapere fin dove ci porterà questo progresso (ci viene da pensare alla trasformazione da robot umanoide a essere umano di Andrew nel celebre film “L’uomo bicentenario”), ma ci auguriamo che certi confini non verranno superati, almeno non nel prossimo futuro.

Il coaching ha il Fattore Vincente

Il coaching non si estinguerà come un Dinosauro perché ha il Fattore Vincente nella sua stessa essenza, cioè si fonda su competenze che sono esclusivamente umane:

  • Ascolto attivo e profondo: un coach non registra dei dati (come farebbe una AI), ma sa ascoltare in modo attivo, sa riconoscere un respiro affannoso, sa vedere una lacrima trattenuta, sa interpretare un silenzio, sa riconoscere cosa c’è dietro a una pausa o a un’espressione facciale. Una macchina non può farlo.
  • Empatia: un coach sa riconoscere e gestire le proprie e le altrui emozioni, cogliendo anche le più piccole sfumature. Un’AI non può farlo.
  • Intuito e Sensibilità: un coach sa intuire e sa usare il suo lato sensibile, sa quando tirar fuori quella domanda potente, scegliendo il momento giusto e le parole migliori per aiutare il suo cliente a sentirsi compreso e guidato verso le soluzioni. Una macchina, sebbene possa proporre mille domande maieutiche (carpite qua e là in rete), non ha il fattore umano, non sa usarle come un essere umano.

Ci sono già alcune applicazioni che offrono il coach artificiale, ma i loro limiti sono evidenti. Provane qualcuna per renderti conto. Umanità zero, empatia non pervenuta, autenticità assente. Possono dare un piccolo supporto, ma quanto la rubrichetta di consigli “Dillo a Maria” di un giornaletto di quelli che andavano di moda negli anni 80.

Vale la pena investire oggi per diventare Coach?

La risposta alla domanda se oggi vale la pena di investire per diventare un coach professionista è un grande “Sì”. E lo è non solo per i motivi legati al Fattore Umano dei quali abbiamo parlato prima. Lo è anche e soprattutto perché in questa epoca di grandi mutazioni, di estinzioni di massa, di stravolgimenti veloci e sconvolgenti, le persone si sentono sempre più impaurite, smarrite, sole, in cerca di un senso e di “umanità”. Dopo l’entusiasmo per questa AI che ci dà risposte rapidissime, apparentemente tutte giuste (ma molto spesso sbagliate), che ci dà l’illusione di poter parlare con “qualcuno” anche alle 4 del mattino (salvo poi renderci conto che non si tratta di “qualcuno”, ma di freddi calcoli), dopo tutto questo ci sarà (e c’è già) la fortissima necessità di tornare al confronto autentico con altri esseri umani, di ricevere aiuto da chi sa emozionarsi, sa capire, sa riconoscere, sa essere un “essere umano”.

Ecco perché la professione del coach è una delle importanti professioni del futuro: essa incarna il Fattore Umano, lo rappresenta, lo porta avanti e lo promuove, consentendo alle persone di crescere, cambiare, trovare il coraggio, amarsi, amare, sentirsi motivate, supportate, ascoltate, capite.

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Nicoletta Cotugno