L’ancora di salvezza per l’atleta

L’ancora di salvezza per l’atleta

i rituali come ancora di salvezza per l'atleta

Il nemico numero uno di ogni atleta non è l’avversario che sta dall’altra parte della rete o nella corsia accanto. Il più grande avversario è la sua stessa mente, sono tutti quei pensieri negativi e limitanti che lo bloccano e non gli permettono di performare. L’ancora di salvezza per l’atleta è nei rituali.

Rituali e routine pre gara

I Rituali rappresentano uno strumento potentissimo che aiuta l’atleta a resettare la mente, pulendola da tutti i pensieri negativi che si affollano prima di una competizione e durante la stessa. Si tratta di una sequenza di azioni preordinate, che l’atleta ripeterà  in modo sempre uguale mentre si prepara, poco prima di iniziare la sua performance e durante.

Vanno tenuti distinti dalla superstizione. I gesti/azioni scaramantici creano dipendenza e non sono sotto il controllo dell’atleta. Se l’atleta pensa che un paio specifico di calzini rossi siano il suo portafortuna, il giorno in cui li dimenticherà a casa o li perderà,  nella sua mente tutto sarà perduto ancora prima di cominciare.

I Rituali sono invece delle azioni che l’atleta può attivare in qualsiasi momento perché dipendono da lui (locus of control interno). Per questo si parla più correttamente di Routine.

Perchè i Rituali sono importanti

I Rituali sono importanti perchè creano un senso di sicurezza e aiutano a gestire ansia e stress, perchè regolano le energie dell’atleta e perchè – attraverso le Ancore contenute in essi – hanno un effetto trigger, cioè dicono al cervello dell’atleta “ora basta, ora si fa sul serio”.

In poche parole aiutano la mente a concentrarsi su qualche cosa di specifico. La concentrazione attiva i lobi prefrontali laterali del cervello, che bloccano l’iperattività della corteccia prefrontale mediale. Quest’ultima è responsabile del “chiacchiericcio della mente”, cioè di tutta quella serie di pensieri negativi e catastrofici che limitano l’azione.

Esempi di Rituali

Prendiamo ispirazione dai grandi campioni. Tutti gli atleti d’elite hanno i loro Rituali e se provate a osservare i vostri atleti preferiti non farete fatica a identificarli. Qualche esempio.

James Lebron, famoso giocatore di basket americano (NBA) è noto per il suo Rituale del talco. Prima di ogni partita scherza con il pubblico e con i compagni di squadra, ma qualche minuto prima dell’inizio del gioco prende un barattolo di talco e lancia in aria la polvere, si cosparge le mani con il talco, le batte e fa dei gesti che vogliono dire “ok, ora si fa sul serio”. È il suo Rituale per fermare ogni pensiero esterno, ogni distrazione ed entrare nella concentrazione massima della competizione.

Rafael Nadal, noto tennista, prima dell’inizio della partita mette in fila le bottigliette d’acqua, poi si tocca i pantaloncini, il naso e l’orecchio.

Le Ancore

A differenza dei Rituali, che sono sequenze di azioni, le Ancore sono stimoli specifici che si concretizzano in un gesto o in un’azione. Sono degli interruttori attraverso i quali l’atleta ferma la mente, si concentra, «entra nel tunnel» per dare il suo meglio.

I Rituali contengono una serie di Ancore, che l’atleta può anche usare isolatamente.  Le Ancore in questo senso sono dei Trigger, il click che fa scattare il grilletto.

Le Ancore possono essere cinestesiche (esempio puntare un dito in alto), uditive (esempio ascoltare per qualche minuto le note di una musica specifica), visive (vedere le bottigliette in fila) o tattili (toccare i pantaloncini).

Il coaching sportivo aiuta l’atleta 

Il coaching sportivo aiuta l’atleta a massimizzare la sua performance, consentendogli di vincere il gioco più importante, quello interiore. Si tratta del gioco che si svolge nella mente dell’atleta tra due voci che combattono, una giudicante e controllante e una autentica e istintiva.

Tutti gli atleti d’elite sono affiancati da un mental coach ed oggi sempre più atleti a livello agonistico scelgono di investire parte del loro allenamento a quello della mente.

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Nicoletta Cotugno

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